Ecologia e informatica (prima parte)

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Oggi si parla molto di ecologia e sostenibilità, in un momento in cui anche la crisi economica impone a ciascuno di noi di adoperarsi per cercare di ridurre la povertà e migliorare la salute del nostro Pianeta, anche attraverso i più piccoli gesti quotidiani.
La produzione dei rifiuti aumenta vertiginosamente, specialmente quella dei rifiuti speciali, provocando gravi problemi di carattere economico ed ecologico. Tutti dovremmo imparare a ridurre lo spreco nelle attività di tutti i giorni, anche nell’uso dei computer e degli accessori informatici. Informatica responsabile e sostenibile: con un po’ di impegno ognuno di noi può fare qualcosa.

Una cartuccia a getto d'inchiostro

Cominciamo parlando delle cartucce per le stampanti.
Per produrre ogni cartuccia nuova vengono utilizzati almeno 4 litri e mezzo di petrolio, il processo di produzione ha dei costi e genera una certa quantità di inquinamento.
Sappiamo quanto siano costose le cartucce nuove, specialmente quelle a getto d’inchiostro che incorporano in un unico blocco il serbatoio e la testina di stampa: queste ultime ad ogni sostituzione garantiscono una stampa sempre perfetta in quanto insieme al serbatoio viene ogni volta sostituita anche la testina che resta così sempre nuova, pulita ed efficiente. Ma dopo avere acquistato due cartucce abbiamo spesso già superato il costo d’acquisto della stampante stessa.
Le cartucce esaurite non fanno parte dei rifiuti urbani, ma sono rifiuti speciali che vanno smaltiti secondo prescrizioni specifiche: devono essere riposte nell’imballaggio lasciato vuoto dal nuovo prodotto e depositate in appositi contenitori per la raccolta separata. Il loro smaltimento comporta dei costi.
L’alternativa a tutto questo è la ricarica dei serbatoi esauriti. I docenti e gli istruttori di informatica applicata di solito sconsigliano agli studenti di ricaricare le cartucce esaurite: non si sa se il serbatoio abbia ancora una buona tenuta dopo essere già stato stressato dal lavoro di stampa già svolto (“se l’inchiostro ricaricato dovesse colare all’interno della stampante, la macchina sarebbe da buttare”), inoltre anche le testine incorporate subiscono una certa usura durante il lavoro e non è possibile valutare ad occhio la loro efficienza residua. La mia esperienza: qualche tempo fa ho provato a ricaricare una cartuccia, e dopo averla montata sulla stampante in effetti l’inchiostro ha cominciato a colare dal serbatoio con il risultato di stampe pessime ed il rischio di rovinare la stampante.
Ho fatto recentemente la conoscenza di una nuova catena di negozi “eco” che propongono la rigenerazione delle cartucce a getto d’inchiostro secondo una tecnica di nuova generazione. La ricarica delle cartucce esaurite non viene effettuata manualmente, ma con l’uso di specifici macchinari che ne verificano l’idoneità al riutilizzo testando la tenuta del serbatoio e l’efficienza residua della testina, e dopo la ricarica (effettuata sempre dalla macchina) un test di qualità e di stampa finale certificano l’efficienza della cartuccia rigenerata. Soddisfatti o rimborsati conservando lo scontrino. Mi sono lasciata sedurre da questa cosa, e ho voluto provare a fare rigenerare in questo modo una cartuccia esaurita della mia stampante fotografica: risultato discreto, con un risparmio in denaro di oltre il 60%. La rigenerazione delle cartucce esaurite con quest’ultima tecnica, oltre ad apportare un risparmio economico, limita la produzione di nuovo materiale inquinante con benefici ambientali che riguardano il minor utilizzo di risorse e di energia derivanti dalle operazioni di produzione del nuovo e di smaltimento del rifiuto. Direi che vale la pena provare.

Prossimamente parleremo di carta e di tecniche di stampa.

© Maria Grazia Dosio CC BY-NC-ND 3.0 IT

Ecologia e informatica (prima parte)ultima modifica: 2012-05-14T18:54:00+02:00da mgdosio

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